Storia delle Arti Marziali

La storia delle arti da combattimento ha prevalentemente due facce: quella militare e quella sportiva, in quanto diretta conseguenza delle due attività da cui queste discipline derivano. Le origini delle arti marziali affondano nella storia stessa dell’essere umano e vedono la luce da due attività fondamentali delle prime orde umane: la caccia e la difesa del territorio. I primi ominidi, privi di armi naturali obiettivamente pericolose, dovettero ricorrere allo sviluppo tecnologico per la sopravvivenza. Le prime selci malamente scheggiate segnano l’inizio della storia tecnologica della specie umana, che è coincisa con la storia delle sue attività belliche. Prima dell’avvento dell’allevamento e dell’agricoltura anche la cattura di una preda e la disputa per il suo possesso segnavano il confine tra la sopravvivenza e l’estinzione.
Sembra che anche nell’avvento dell’homo sapiens sul suo antagonista homo neandertalensis fu determinato da una maggiore capacità di

sopraffazione del primo che aveva struttura fisica leggera ed agile  sul secondo caratterizzato da possesso di forza muscolare ma limitato nella strategia del corpo a corpo.Fino a qualche migliaia di anni fa, gli scontri fisici erano un’attività collettiva, negli scontri tra tribù partecipavano tutti, non esisteva ancora il concetto di esercito (non esistevano soldati, ovvero “uomini assoldati”), ma quando occorreva, l’intera popolazione entrava in guerra. In questo contesto, per via delle ingenti perdite di popolazione che comportava, i conflitti si andarono evolvendo spesso in uno scontro tra rappresentative ristrette delle rispettive fazioni in lotta. Ecco la nascita della figura del guerriero prima e della sua naturale evoluzione: il mercenario.

 In alcune situazioni questi scontri venivano sublimati al ruolo di spettacolo dove i combattimenti (per lo più a mani nude) erano piuttosto violenti, ma comunque “controllati”, proprio come gli scontri tra gli adulti di molte altre specie di mammiferi. Attorno a questi combattimenti ritualizzati si raccoglieva tutta la tribù. Si trattò della prima forma di disciplina marziale sportiva, dove la lotta non era mortale e il divertimento assicurato. Possiamo immaginare che ogni tribù sviluppasse delle tecniche leggermente differenti, ma la forza fisica, il coraggio e l’esperienza

erano i requisiti fondamentali in questo genere di agoni, non certo qualche mossa segreta. Il salto di qualità avviene con la nascita degli stati e l’introduzione del diritto di proprietà individuale che spesso doveva essere garantito con le armi.
Occorreva difendere la proprietà dai nemici esterni (difesa del territorio statale) e interni (gli oppressi). Questo comportava l’esclusivo diritto alla violenza da parte dell’esercito, a difesa dei rapporti di proprietà dominanti e spiega anche perché in ogni epoca i governi hanno fatto di tutto per convincere o costringere la popolazione a non armarsi.

 I frequenti episodi di divieto di porto d’arma hanno condotto inevitabilmente allo sviluppo di tecniche di combattimento a mani nude. Essi sono collegati sia all’occupazione militare di un territorio (come nella nascita del karate e del kobudo a Okinawa occupata dai giapponesi, o dell’eskrima e del kali nelle Filippine, dove gli spagnoli nel 1764 vietarono l’uso di lame agli indigeni, portando alla nascita delle tecniche di bastone) sia all’oppressione di classe. Ad esempio, nel 1523 il governo inglese vietò di portare armi da fuoco o armi da lancio a chi aveva un reddito annuo inferiore alle cento sterline. Tale divieto rimase in vigore fino a tutta la rivoluzione industriale.

Nel 1588, per evitare problemi ai funzionari che raccoglievano tasse, lo Shogun Toyotomi Hideyoshi proibì ai contadini giapponesi di possedere armi di ogni tipo. Nell’America schiavista era vietato portare armi ai neri e così via. Molte delle forme di combattimento nate in questi contesti ebbero forti contaminazioni derivanti da ideologie e religioni ed ecco che diventarono anche emblemi di queste popolazioni un po’ dappertutto nel mondo.

Ovviamente le diverse condizioni sociali ed anche le diverse caratteristiche morfologiche fecero sviluppare arti di combattimento abbastanza diverse tra loro. Nel mondo tali discipline hanno avuto inizio migliaia di anni fa’ e quindi in ogni angolo del pianeta si possono trovare stili di combattimento oramai praticate per folklore ma originate dalla necessità di difesa e sopravvivenza. Non sempre queste discipline hanno origini nobili legate alla lotta all’oppressore ma in molti casi ( tenuto conto del suo potere economico) erano al soldo di quest’ultimo.
Tentare un censimento di tutte le arti marziali esistenti è operazione ardua in quanto molte di queste discipline sono

rimaste pressoché segrete e destinate ad essere tramandate di padre in figlio e comunque a non essere diffuse fuori dell’ambito di appartenenza. Di alcune si conserva il ricordo ma non sono più praticate. Anche tentando un timido riassunto raggruppandole per continenti. Il compito è arduo, prendiamo in considerazione ad esempio l’Europa: per grandi linee possiamo dire che la Boxe, la Savate francese, il Sambo, la Lotta libera o Grecoromana e la Scherma potrebbero esaurire l’elenco, ma solo in Italia finiremo per fare torto ad alcune discipline poco conosciute come il Taccaro ( altrimenti detto stile del combattimento del coltello napoletano ) piuttosto che lo stile del bastone siciliano.
Come del resto non citare discipline pressoché estinte come il Pancrazio nato in Grecia o come l’arte della spada sviluppatasi nei paesi celtici. Soprassedendo quindi al censimento storico-geografico ci possiamo avventurare meramente in una suddivisione logica attuale. La storia ci consegna dunque tre fonti e tre parti integranti del combattimento corpo a corpo. Ci sono quelle che vengono definite arti marziali, gli sport da combattimento e le tecniche di combattimento militare.

a) arti marziali
Le arti marziali che conosciamo oggi hanno un’origine varia. Alcune sono attività sportive di origine militare (il judo e il ju-jitsu, il sambo), altre derivano da tecniche elaborate nel corso di una lotta contro un’occupazione militare (il karate e il kobudo di Okinawa, le arti marziali filippine, il silat indonesiano); altre, venivano coltivate in seno a clan di origine gentilizia e sono giunte a noi per vicende storiche di varia natura (le arti marziali cinesi, il kali filippino, alcune forme di lotta del Caucaso); altre, infine, sono una derivazione dalle prime categorie (le arti marziali coreane e vietnamite). . Occorre ricordare anche che nelle arti marziali vi è un forte retaggio totemico, che si esprime nei nomi di animali dati a stili e tecniche.
Sebbene molte arti marziali cerchino di conservare la tecnica “originale”, tramandata immutata da generazioni sin dall’antichità, non sempre questo è possibile. Nella realtà, le culture e le conoscenze dei popoli si sono mischiate mille volte nella storia. Alcuni influssi, più recenti, sono facilmente documentabili (come quelli delle arti marziali cinesi verso il Giappone, la Corea e tutto il sud-est asiatico, o delle tecniche di scherma italiane e spagnole verso le tecniche filippine), ma le arti marziali sono sempre state eclettiche, condizionandosi a vicenda in ogni modo possibile. Le arti marziali moderne, siano esse “storiche” e “filosofiche” come il sumo, o “moderne” e “commerciali” come la kickboxing e i combattimenti ultimate fighting, sono pervenute a noi tramite una serie interminabile di passaggi. Per questo, la ricostruzione storica che le diverse discipline fanno dello sviluppo delle arti marziali viene qualche volta determinata ignorando questa possibilità. Si pensi ad esempio al kung fu che deriva essenzialmente dalle tecniche praticate nel tempio di Shaolin, fondato circa 1500 anni fa, a loro volta tramandate dall’insegnamento del filosofo indiano Bodidharma, creatore del buddismo Chan (o Zen, in giapponese).Ma casi simili li troviamo per arti marziali coreane (come il Kuk Sool Woon), vietnamite, giapponesi ecc. Ovviamente, la storia del tempio di Shaolin culla delle arti marziali cinesi deve essere letta in chiave mitica probabilmente in modo simile alla leggenda che vuole Roma fondata da gemelli allattati da una lupa o delle dodici fatiche di Ercole. Spesso, spiegazioni di fantasia coprono più umili origini. Cosi probabilmente nei monasteri Shaolin (notoriamente rifugio di molti guerrieri allo sbando, erano costoro che praticando introducevano i monaci alle arti marziali). Dove la leggenda copre più difficilmente le tracce della verità è nell’etimologia dei termini. E' ben noto che la parola “karate” non significava in origine “mano vuota” (cioè combattimento senza armi, ma “mano cinese” e che l’ideogramma sia stato cambiato per coprire l’imbarazzo per il Giappone di una gloria nazionale importata da un popolo ritenuto inferiore.
Le arti marziali per il loro contenuto intrinseco di disciplina e metodo sono state spesso ingiustamente etichettate come direttamente connesse ad una ideologia reazionaria. Non è vero per quello che riguarda gli aspetti della disciplina (molti altri sport hanno una disciplina almeno altrettanto dura), né per la violenza, che è anzi storicamente il simbolo del divertimento delle classi oppresse (dopo tutto, quanta violenza c’è negli stadi?). Né, infine, possiamo trovare legami storici univoci tra arti marziali e movimenti politici. Se in Giappone il legame arti marziali-imperialismo era molto stretto, in Cina, nelle Filippine, in Indonesia e altrove, la connessione tra movimenti di liberazione nazionale o organizzazioni sindacali e arti marziali fu altrettanto forte. Ad esempio, a fine Ottocento, il movimento per l’indipendenza delle Filippine, guidato da José Rizal e altri, aveva un’organizzazione, chiamata Katipunan (la fratellanza) con 200.000 aderenti che si allenavano nell’Eskrima. Lo stesso fenomeno lo vediamo in Cina, con venature escatologiche, nella rivolta dei Tai Pings (la setta della “grande purezza”), guidata nel 1850 da una sorta di santone cristiano, Hung Hsiu Chuan che tenne impegnate le truppe imperiali per quasi vent’anni. Una situazione simile si ebbe con la rivolta dei “boxers” del 1900, quando masse di praticanti di discipline marziali vennero illuse dai loro capi che la meditazione li avrebbe salvati dalle pallottole. Un altro esempio lo troviamo in Indonesia, dove nel 1947 venne istituita la associazione del Pentjat Silat a Jakarta i cui dirigenti erano impegnati nella lotta di liberazione contro l’imperialismo olandese.

b) sport da combattimento
Quello più famoso rimane il pugilato inglese, le cui regole hanno condizionato la traiettoria seguita dalle altri discipline. Ad esempio, l’introduzione delle categorie di peso, che venne mutuata dagli handicap delle corse dei cavalli per rendere più realistiche le scommesse, venne poi estesa a ogni tipo di lotta. Peraltro, il marchese di Queensberry non fu il primo ad “ammorbidire” le regole. Per esempio, nel 1877 a Bruxelles, Joseph Charlemont introdusse nuove regole nella savate. Esse proibivano di tenere l’avversario mentre lo si colpiva, i colpi di gomito, di ginocchio e di testa, i colpi all’inguine ecc. L’origine storica degli sport da combattimento è più omogenea di quella delle arti marziali. Si tratta di discipline diffuse da secoli tra le classi povere, che sono state rese “civili”. Come il fioretto venne inventato per evitare troppo spargimento di sangue nella scherma, i guantoni della boxe inglese o tailandese servirono allo scopo di ridurre la frequenza dei decessi nei combattimenti. Uno degli sport di combattimento che può vantare a ragione la discendenza più pura è lo sport nazionale canadese, il Lacrosse, originariamente un’arte marziale utilizzata dagli indiani per risolvere dispute tribali. Gli sport da combattimento, siano essi occidentali, come il pugilato, la lotta libera, la savate e la scherma, o orientali, come la muay thai, sono ormai praticati a livello mondiale. Attualmente non c’è alcuna distinzione tra sport da combattimento e arti marziali. Di solito, per arte marziale si intende una disciplina con origini “orientali” e gli sport “occidentali”. Ma storicamente parlando questa distinzione non ha senso. Oggi, inoltre, stiamo assistendo alla diffusione di molti sport da combattimento. In realtà questo fenomeno è iniziato negli anni 60 con la nascita del full contact poi evolutosi in kick boxing, successivamente brasilian jiu jitsu, valetudo ed altri che hanno iniziato ad avere un buon seguito grazie anche alla buona organizzazione di tornei con titoli sempre più altisonanti.

c) le tecniche militari
Sin dalla seconda guerra mondiale, con la nascita di reparti speciali, gli eserciti occidentali cominciarono ad introdurre tecniche di combattimento ravvicinato nei propri ranghi. Iniziò l’esercito inglese, introducendo l’insegnamento del combattimento corpo a corpo ai commandos (i primi istruttori, Fairbarn e Sykes, avevano appreso le tecmiche come poliziotti di Shangai ).In realtà, c’è un precedente: nel 1907 venne sviluppato, sulla base, del ju-jitsu e altri stili orientali, una disciplina chiamata Defendo che venne insegnata a diversi corpi speciali. Durante la seconda guerra mondiale questa disciplina venne insegnata ai soldati canadesi con il nome di Combato. Al giorno d’oggi in tutti i reparti speciali, civili e militari, s’insegnano tecniche di combattimento senza armi o con armi da taglio, bastoni ecc. che fondono di solito tecniche di diversa provenienza. Le uniche discipline organiche sviluppate per questa via sono il sambo russo e il krav magà israeliano, entrambi tracciano le loro origini da episodi estremi (il Sambo dalla rivoluzione russa, il Krav Magà dalle esigenze di autodifesa degli ebrei di Praga contro i nazisti) e significano la stessa cosa (Sambo è l’abbreviazione dell’espressione russa Samozaschitya Bez Oruzhiya, combattimento senz’armi, e Krav Magà in ebraico significa combattimento di contatto).
Le arti marziali e gli sport da combattimento, in conclusione, sono il retaggio di epoche in cui la sopravvivenza dell’uomo è dipesa dallo scontro con le forze della natura e poi dagli scontri tra uomini stessi. E' difficile prevedere che cosa succederà in una futura società dove potrebbero non esserci più classi sociali, con sistemi di governo diversi e dove tecnologie ed evoluzione potrebbero eliminare privazioni e probabilmente violenza. Forse, quando l’uomo non sentirà più il bisogno di esprimere una aggressività che non avrà più ragion d’essere, diventeranno danze rituali come la tarantella o la capoeira, che in origine erano arti marziali, forse diverranno parte dell’educazione fisica dei ragazzi.